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GITA AL  CASTELLO DI STENICO - 30 SETTEMBRE 2004 

iin Trentino

IL CASTELLO DI STENICO - 2004

   

La loggia cIesiana con il "Palazzo Vecchio".

Particolare del nucleo nord- orientale

Il Palazzo di Levante è invece il risultato della sopraelevazione della struttura delle antiche "case e casamenti" esistenti nel XII-XIII secolo a ridosso della cinta muraria merlata. Il nucleo venne poi ulteriormente manomesso, ai primi dell'Ottocento (1836-1838), in occasione della costruzione del nuovo corpo di fabbrica, di fronte all'ingresso, eretto dal Governo austriaco per ospitare gli uffici dell'lmperial Regio Giudizio di Valle. Murata sulla facciata è visibile una lapide funeraria romana: [ V(ivus)] F(ecit)/M(arcus) ULPIU(s)/ BELLlCUSNET(eranus) LEG(ionis) / XXX U(lpiae) V(ictricis) SIBI/ET SUIS. L'iscrizione già citata da Michelangelo Mariani nel 1673, è ascrivibile al II secolo d.C. Una porta archivoltata, sovrastata da tracce di un grande affresco, ormai scomparso, e da una loggetta rinascimentale, immette al secondo cortile, racchiuso a destra dal Palazzo Nuovo ed a sinistra dal Palazzo Vecchio. Anteriormente al rimaneggiamento clesiano, i palazzi "Vecchio e Nuovo" erano collegati tra loro da una torre, che appare riprodotta nel riquadro del mese di gennaio del "Ciclo dei Mesi", affrescato sulle pareti di Torre Aquila al Castello del Buonconsiglio a Trento. In fondo al secondo cortile si erge il severo il Palazzo Hinderbach fatto costruire nel 1477 dal Principe Vescovo Giovanni Hinderbach, con la porta gotica sovrastata da una lapide che reca le insegne vescovi li e la scritta
 

 

IOHANNES.ANTISTES.TRIDEN/TINUS.FIERI.F(ecit). MCCCCLXXVII. Dal secondo cortile, superato un portale lapideo archivoltato, si entra nella sala del Giudizio, un vasto ambiente nel quale veniva amministrata la giustizia dal Vescovo o dal suo rappresentante. Nel salone, diviso da possenti colonne con capitelli cubici, si eleva un gradone sul quale trovavano posto i giudici che vi accedevano dalla piccola porticina ad arco acuto. Nel palazzo di fronte, attraverso un portale gotico, si accede a due locali contigui, illuminati da grandi finestre crociate. Dal secondo cortile, superato il portale gotico sovrastato dallo stemma del Principe Vescovo Hinderbach, si accede alle grandi cantine voltate; in quelle a settentrione, le più antiche, sono visibili le strette feritoie e l'archibugiera d'angolo. Dall'atrio, salendo una scala in pietra realizzata con gradini alternativamente bianchi e rossi, cromia che riprende i colori araldici del Vescovo Bernardo Cles, si raggiunge, al primo piano, la sala dei Putti. L'ambiente prende il nome dalle figure rappresentate sul fregio affrescato che corre lungo le pareti: putti reggenti cornucopie e vessilli, intercalati da figure di vecchi. L'affresco, del quale non è noto l'autore, è completato sulle pareti a settentrione ed a meridione, dagli stemmi del Cles sormontati dal cappello cardinalizio. Dalla sala dei Putti si passa alla Cucina, il locale citato nel documento d'investitura concessa a Bozone da Stenico nel 1163. Il locale, originariamente più basso, dove sono visibili sulla parete ad Ovest le tracce delle antiche aperture e le sedi delle travature lignee, venne sopraelevato nel corso del XIV secolo, rispettando la grande cappa ed il camino, la cui torretta è riportata nell'affresco di Torre dell'Aquila. Dalla cucina si ritorna nel corpo di fabbrica hinderbachiano, nello "studiolo del Vescovo", decorato da un fregio affrescato con gli emblemi clesiani, mentre le due finestrelle,
 

 

    

Sala dei Putti. Particolare del fregio con lo stemma del P.V. Bernardo Cles ( sec.XVI)

Cappella.Particolare degli affreschi medievali  -  Sala dei medaglioni

con doppia inferriata, testimoniano la trasformazione in carcere avvenuta nel XIX secolo. Ritornati nella sala dei Putti si passa alla sala dei Graffiti, nel nucleo più antico edificato sul colle di Stenico, le cui pareti sono parzialmente coperte da curiose incisioni, e che conserva una delle tre grandi finestre crociate risalenti all'epoca di Giorgio di Liechtenstein. Un vano scala interno, sul quale si aprono le porticine delle prigioni e ricavato sopra i resti del mastio, fiancheggiando la Torre della Fune (XIV sec.), conduce nel piano superiore, alla prima sala, un locale privo di decorazioni, dal quale si poteva controllare ogni attività nella grande sala del Consiglio, attraverso una piccola finestrella. Passando nel corpo di fabbrica hinderbachiano si entra nella sala del Camin nero che prende il nome dal grande camino realizzato in marmo nero di Ragoli. Drappi decorati a grottesche ed imprese clesiane, dai quali emergono scene di battaglia, decorano il fregio affrescato fatto realizzare dal Vescovo Bernardo Cles. Il locale conserva le tracce delle aperture, con imbotte decorata a fresco, antecedenti alle manomissioni clesiane. Dalla sala del camin nero si ritorna nell'edificio nord-occidentale, nella sala dei medaglioni. Il locale conserva le tracce della sua evoluzione stratificata: sulla parete ad Ovest sono visibili le sedi d'appoggio delle travi di copertura del palazzo (XII-XIV sec.); sulla parete a Sud sono visibili le tracce del manto di copertura in lastre di pietra con il gocciolatoio (XII sec.), affiancato

Sala dei medaglioni, fregio 1

 

 

Sala dei medaglioni, fregio 3

 

Sala dei medaglioni, fregio2

Sala dei fregi floreali, particolare

 

Una delle tantissime mostre che si tengono nel castello di Stenico, la mostra delle serrature e delle chiavi nei vari srcoli. La chiave nel medioevo: il Romanico XI è XII secolo

Le forme dei manufatti di questo periodo sono caratterizzate da forma leziose, da una eleganza raffinata con estrose variazioni dei motivi decorativi. Le serrature sono a scatola e assemblate con dadi e viti, le bandelle d'appoggio ampie e traforate del barocco si riducono drasticamente.

da una porticina (inizio XV sec.); sulla parete a Nord rimangono le tracce della decorazione gotica a fresco che ornava il locale anteriormente alla sopraelevazione realizzata nel XIV secolo.
La sala venne fatta decorare dal Cles con un grande fascione affrescato: finte lastre di marmo sono ornate da rami pendenti con foglie e frutti e alternate da colonnette a candelabre. In ogni lastra si apre in prospettiva un foro circolare dal quale emergono le allegoriche figure femminili delle arti liberali e delle virtù, sontuosamente vestite nei costumi dell'epoca. Sulla lastra centrale, l'immancabile stemma clesiano, mentre fasci di verghe e rami incrociati d'alloro e di palma ornano i vani delle finestre. Dalla sala dei Graffiti si giunge nella sala del
Consiglio,
al primo piano del Palazzo Nuovo. Anteriormente alle trasformazioni clesiane, l'accesso alla sala, con quota pavimentale più elevata, avveniva attraverso una porticina gotica. Nel salone, sulla parete ad Est, vi è un grande affresco, opera del tedesco Giacomo Staudenfuchs, che rappresenta Carlo Magno, san Vigilio ed il Vescovo Alberto o Adelpreto. Parzialmente cancellato dal tempo, reca la data 1473 ed un'iscrizione: CAROLUS MAGNUS DONO DEDIT, SANCTUS VIGILIUS EPISCOPUS ACCEPIT, AlBERTUS PRIMUS CONSTRUXIT, JOHANNES EPISCOPUS IN MEMORIAM FUTURORUM FIERI FECIT, IACOBUS STRAUDENFUCHS DIPINXIT SUB ANNO D.NI MillESIMO CCCClXXIII, PRIMA DIE MENSIS NOVEMBRIS. Usciti dalla sala, si giunge alla rinascimentale loggia clesiana, voluta dal Vescovo Bernardo Cles, il cui stemma, sormontato dal cappello cardinalizio recante la data del 1538, è scolpito in volta. Sulla parete a meridione è murata una lapide commemorativa, a ricordo del codice giudiziario redatto dal consigliere aulico Francesco Vigilio Barbacovi da Taio per il Principe Vescovo Pietro Vigilio Thun (1776-1800). Dalla loggetta si accede alla sala 18delle guardie, locale che conserva le tracce del cammino di ronda, che si sviluppava all'interno della struttura muraria difensiva e del quale è visibile il piano di calpestio e l'antica porta ogivale che immetteva nel locale. Dal camminamento due finestrelle permettevano, anteriormente alla costruzione del corpo di fabbrica ottocentesco, il controllo del sottostante primo cortile. Dalla quattrocentesca sala delle guardie, si raggiunge la contigua 19 sala dei fregi floreali, al primo piano del Palazzo Vecchio. Qui è conservato parte del soffitto originale in travature lignee decorate, mentre le pareti sono ornate da due ordini di fregi. In quello superiore le imprese clesiane si alternano a grottesche, mentre nel registro inferiore fiori di varie specie campeggiano su un cielo azzurro. Il ciclo è databile tra il1517 ed il 1525, anni nei quali il Capitano del castello era Giacomo Cles, fratello del Principe Vescovo, le cui insegne, unitamente a quelle della moglie

 

La cappella edificata nei primi anni del 200, fu edificata su preesistenze altomedievali databili all'VIII secolo, come testimoniato dal ritrovamento di arredi lapidei attribuiti a tale epoca. Si può ammirare un interessante ciclo pittorico ascrivibile al secondo ventennio del 200.

Regina Trautsmansdorf, sposata a Caldaro nel 151O, appaiono dipinte sulla parete a levante del locale. Sulla parete opposta, parzialmente distrutte dall'apertura di una finestra, sono visibili le insegne, sormontate dalla mitria, del Vescovo Bernardo Cles. Dalla sala delle guardie si accede al primo piano dell'edificio nuovo, costruito dal Governo austriaco, tra il 1836 ed il 1838, per ospitare gli Uffici dell'lmperial Regio Giudizio e dell'lmperial Regio Ufficio delle Imposte con le annesse abitazioni per gli impiegati. Nel primo locale è visibile parte del paramento murario esterno del complesso castellano principesco-vescovile, con l'intonaco decorato a grandi pietre squadrate. In fondo al corridoio si raggiungono i locali al primo piano 21 del palazzo di levante. Nel corpo di fabbrica, ottenuto con la sopraelevazione delle "case e casamenti", già proprietà allodiali di Bozone da Stenico, è visibile la struttura merlata della cinta muraria duecentesca. Gli elementi lapidei che incorniciano le aperture interne, con l'architrave ornato dalle imprese o dallo stemma clesiano, provengono dal vicino palazzo vescovile, dal quale furono asportati e riutilizzati in occasione della trasformazione ottocentesca.
Dal primo cortile, attraverso un andito con la volta sorretta da rozzi capitelli lapidei, si accede alla cappella di S. Martino. L'ambiente è il risultato di sovrapposti rimaneggiamenti: su una preesistenza di epoca tardocarolingia venne eretta, sullo scorcio del XII secolo, una chiesetta romanica, trasformata successivamente in stile gotico. A pianta rettangolare, divisa in due campate dalle volte a crociera con costoloni, essa conserva sulla parete a settentrione affreschi riportati alla luce durante i restauri, databili tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, raffiguranti l'Annunciazione, la Natività e la Crocifissione nel registro superiore, una teoria di santi in quello inferiore e, sulla parete di fronte, una figura maschile a cavallo. Sulla parete di fondo rimangono i resti di un affresco trecentesco raffigurante il Crocifisso tra la Madonna e Santi. Di fronte alla cappella si trova un locale voltato e dotato di feritoie con le pareti incise da graffiti, testimonianza della sua antica destinazione a prigione. Il corti letto sottostante il Palazzo di Levante, nel quale sono visibili i resti del piano fondazionale dell'absidiola semicircolare della cappella di S. Martino, venne realizzato durante i lavori di trasformazione operati dal Governo austriaco, ricaricando con macerie la cinta muraria duecentesca. Nel terzo cortile, la cui cinta venne ampliata nel corso del XV secolo, sorge la Torre dei Birri. In pietrame a vista, ospitava nel primo locale a piano terreno il grande forno per il pane, del quale rimane l'imboccatura. Al piano superiore le pareti dei locali ancora oggi sono coperte da graffiti e scritte incise dai birri che la occuparono. In fondo al cortile, in alto, rimangono le tracce di una finestrella e della porta murata di . una torre d'angolo, che anticamente ospitava la fucina, nella quale il fabbro-armaiolo
del castello affilava e realizzava asce e frecce. Da una porticina, che si apre nella cinta muraria esterna, è Q visibile il giardino con un piccolo pozzo per la raccolta delle acque, racchiuso da una cinta muraria, un tempo merlata. Nelle sale sono esposte numerose opere provenienti dalle collezioni del museo "Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali", di cui il Castello di Stenico è sede distaccata. Nella serie di quadri si segnalano il Ritratto di ecclesiastico, attribuito a Francesco Sebaldo Unterpergher (Cavalese, 1707- 1776), il Ritratto di nobildonna di Giovanni Nepomuceno della Croce (Pressano, 1736 - Linz, 1819) e il Ritratto di Antonio d'Antoni attribuito a Giambattista Lampi (Romeno, 1751 - Vienna, 1830). Di grande interesse anche la Natura morta con cacciagione (XVIII secolo) e la Sacra Famiglia con sant'Anna e angeli (XVIII secolo). Nel Castello sono inoltre conservati cassoni trentini del XVI- XVII-XVIII secolo, tavoli, seggiole, un inginocchiatoio e alcune culle del XVII secolo. Notevole la raccolta di antichi utensili di uso quotidiano, secchi in rame, ramaioli, stampi per dolci, piatti in maiolica, bilance - sempre provenienti dalle collezioni del Castello del Buonconsiglio -, ai quali si aggiunge la ricca collezione di armi antiche, spade, pistole e fucili del XVII-XIX
secolo.
 

 

 

 continua>>>>>

 

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